Il cinema di Pantelleria esempio di cambiamento

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ARTICOLO DI PRIMAPAGINANEWS.IT

Spetcul – Mostra Cinema di Venezia, ricerca Cattolica: “Il dna del cinema è il cambiamento” (11)

Roma, 1 set (Prima Pagina News) Tra i case histories c’è il “Cineteatro San Gaetano” a Pantelleria (238 posti), un “nuovo cinema Paradiso” inventato nel dopoguerra da un sacerdote che utilizzava una cabina abbandonata dagli americani: ampliato e rinnovato nei decenni, ha riaperto nel 2014, rivoluzionato nell’assetto tecnologico grazie alla mobilitazione di tutta la comunità, delle istituzioni e dei media, e al contributo di Giorgio Armani, cittadino onorario. Storia diversa e altra sala gioiello è il Teatro “San Nicolò” a Roveré Veronese (133 posti) nell’altopiano pedemontano di Verona: inaugurato nel 1933, attivo come cinema dal 1954, ha riaperto nel 2013 con una vocazione teatrale e cinematografica. Sullo stesso altipiano, una seconda sala della comunità è il Teatro di Velo Veronese (150 posti): ex “Patronato Caduti” nato nel 1948 e costruito materialmente dal parroco e dai parrocchiani, ha trasformato Velo in un “paese in scena”: più di 300 abitanti su 800 sono coinvolti come attori, costumisti e artisti. «Le sale della comunità rappresentate dall’Acec sono dei presidi culturali e sociali che sono al servizio di tutta la comunità presente sui territori di competenza» sottolinea don Adriano Bianchi, presidente di ACEC. «Le Sale sono così vitali grazie ai 25 mila volontari – tra di loro moltissimi giovani – che mettono a disposizione delle Sale il loro tempo e la loro passione sociale e culturale». Dal mondo delle Sale della comunità, affiora così l’identikit di uno spazio cinematografico multimediale e polivalente, vincente per la capacità di rinnovarsi: un possibile prototipo di gestione. L’evidente punto di forza è la resilienza: permeabilità al cambiamento e trasformazione della crisi in opportunità. Per questo, all’evento si presenta anche il protocollo d’intesa stretto nel 2015 da ACEC, Old Cinema e Politecnico di Milano-DASTU (Dipartimento di Architettura e Studi Urbani) con l’obiettivo comune di creare una piattaforma di studi sulla rigenerazione delle sale, l’accesso ai fondi ministeriali, ma anche la ricerca di nuove forme di finanziamento al cinema. La convenzione fa seguito alla precedente collaborazione tra Old Cinema e Politecnico di Milano – DASTU (Dipartimento di Architettura e Studi Urbani, www.dastu.polimi.it), in corso dal 2015 con creazione congiunta di convegni e seminari universitari sullo stesso tema. Le chiavi per aprire la sala del futuro sono dunque il cinema e l’immaginazione, ma anche la polivalenza, la tecnologia e il confronto con l’altro: questa la convinzione anche del prof. Stefano Boeri del Politecnico di Milano che interviene al meeting di ACEC con una video intervista esclusiva a Old Cinema. «Io sono cresciuto allo “Gnomo”, un piccolo spazio della parrocchia di Sant’Ambrogio a Milano» ricorda Boeri. Che, oltre ogni nostalgia, rimanda al modello delle Sale della comunità per costruire un cinema possibile. «Si deve promuovere la presenza diffusa della sala e la varietà delle culture contro l’omogeneità» afferma l’ex assessore alla Cultura di Milano. «Bisogna poi costruire reti di cinema come poli di un sistema polivalente, con aperture a rotazione, programmazione condivisa e combinazione con altri tipi di fruizione». A Milano, Boeri sogna che una di queste reti possa coinvolgere l’ “Orchidea”, storico cinema recuperato nel 2015, lo “Gnomo” e il “De Amicis”, che potrebbe riaprire. Da riformulare, per Boeri, anche il concetto di periferia: «Le nostre sono periferie-caleidoscopio, non “cinture” geometriche. A Milano, Roma, Torino o Genova, le zone di disagio sono spesso in centro». È qui, secondo lo studioso, che il cinema può intervenire con la sua funzione di rito di confronto: collettivo, eppure individuale: «Il grande schermo permette una fruizione “stereometrica” dell’immagine. Lo sguardo di ogni spettatore si muove, scegliendo, focalizzando parti diverse. Si condivide tutti insieme un’esperienza che in realtà è individuale per ciascuno». E conclude Boeri: «Si deve investire davvero: recuperare le sale parrocchiali, ma anche creare sale nelle scuole, la nostra infrastruttura più diffusa».
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