La Sicilia è il bancomat del governo?

bancomat

articolo di: loraquotidiano.it

In Sicilia una famiglia su due
non riesce più a pagare le bollette

La drammatica situazione economica dell’Isola in un Report del Centro Pio la Torre, presentato stamane a Palermo. Le accuse a Roma: “Il governo nazionale usa le risorse per il Mezzogiorno come un bancomat”. All’incontro era presente mezza giunta regionale

di Antonella Sferrazza

La Sicilia è sull’orlo di un abisso “che mina la stessa convivenza civile”: il 53,2% delle famiglie siciliane, praticamente una su due, “è in uno stato di deprivazione” (in Italia il 24,9%), cioè non “riesce ad alimentarsi e a curarsi adeguatamente, non può pagare le bollette, né sostenere spese impreviste”. Una condizione che riguarda un milione e 71 mila famiglie. In povertà assoluta vive, invece, il 15,8% delle famiglie (il dato nazionale è del 7%). A tracciare l’impietoso quadro di una regione in agonia è il Centro studi Pio La Torre che, stamattina a Palermo, nel corso di un convegno andato in scena a Palazzo dei Normanni ha presentato il primo report sulla spesa dei fondi europei nell’Isola. Fondi che, nel ciclo di programmazione 2014-2020, rappresentano l’unica chance di uno sviluppo economico che al momento resta solo un miraggio.

“La spesa degli oltre 16 miliardi dei precedenti cicli di programmazione non ha dato i risultati sperati – ha dichiarato Vito Lo Monaco, presidente del Centro Pio La Torre – il Pil è diminuito, è cresciuta solo la povertà e la disoccupazione. Le defaillance di spesa sono state tante, tra queste la dispersione in centinaia di misure, inefficienze burocratiche e debolezze nei controlli. Bisogna evitare questi errori con la nuova programmazione anche perché si tratta delle uniche risorse realmente disponibili per dare vita a politiche di sviluppo”. E quanto sia vero, lo conferma il Dpef della giunta regionale, nel quale, alla voce spese per investimenti, si trova solo un miliardo di euro circa. Praticamente le briciole. Tra le proposte del Centro l’istituzione di Comitato di monitoraggio sui fondi europei formato da esponenti del mondo associativo antimafioso che possa fornire alla politica una strategia di spesa che garantisca trasparenza ed efficienza e che si concentri su pochi obiettivi da porre alla base dello sviluppo dell’Isola.

Ma quanti soldi arriveranno in Sicilia? Il rapporto, tra fondi europei e fondi nazionali, parla di circa20 miliardi di euro in dieci anni: “un’occasione irripetibile”. Il “Pio La Torre” ha quindi puntato i riflettori sui dati di spesa aggiornati al 31 dicembre 2014: per il Por-Fesr su una dotazione totale di 4.359.736.734 euro, di cui fondi strutturali 3.269.822.550 euro, la spesa certificata è ferma al 56,53%, e per il Por-Fse su una dotazione totale di 1.389.538.865 euro, di cui fondi strutturali 1.042.154.149 euro, la spesa certificata è del 72,1%. Entro il 31 dicembre 2015 la Sicilia dovrà certificare una spesa di 2.283,1 milioni di euro di cui 1.895,1 del Fesr mentre per l’Fse la spesa da certificare entro la fine di dicembre è pari a 388 milioni. Il ritardo siciliano nella certificazione del Fesr è superato solo dalla Campania. Brilla la Puglia a cui resta da certificare solo il 27,2%.

Sulla qualità della spesa, il report è chiaro: nella stragrande maggioranza dei casi i fondi europei in Sicilia sono stati destinati ad opere viarie e di manutenzione a vantaggio dei comuni. Iniziative “meritorie, specie nell’ottica di evitare il disimpegno ma che confermano il carattere non addizionale, anzi meramente sostitutivo della spesa ordinaria”. Ai tagli della spesa ordinaria si è, dunque, sopperito con risorse che invece andavano impiegate per investimenti.

Il riferimento alla responsabilità della politica è chiaro, così come lo è quando si parla di cofinanziamento statale, al quale il report dedica un capitolo. Il tema è cruciale. Si parla, infatti di quella quota che deve garantire lo Stato nella spesa dei fondi europei. La legge di stabilità del 2014 aveva previsto un cofinanziamento statale del 48%. Il governo Renzi lo ha abbassato al 25%.Particolare che va ad appesantire la quota che dovrebbero garantire le regioni. La Sicilia, con un buco di 5 miliardi di euro, di certo non potrà fare molto. In teoria le risorse liberate dall’abbassamento del cofinanziamento (circa 12 miliardi di euro) finiranno nei cosiddetti programmi paralleli con destinazione di vincolo territoriale. Alla Sicilia, dunque, potrebbe spettare una parte “ma in realtà non possiamo quantificare con esattezza quanto spetterà alla regione, perché manca una vera programmazione – ha spiegato Franco Garufi, uno degli autori del rapporto del centro Pio La Torre – così come manca una programmazione dei Fondi di sviluppo e coesione, ex Fas”. In sostanza, i 20 miliardi che dovrebbero arrivare in Sicilia, potrebbero in realtà essere di meno. Molto dipende da quanto si riuscirà a salvare “dalle forche caudine dei provvedimenti nazionali”.

Un tema che, per quanto tiri in ballo la politica e le trattative con il governo Renzi, è stato del tutto ignorato dagli assessori regionali intervenuti al convegno di stamattina. C’erano l’assessore all’Economia, Alessandro Baccei, all’Agricoltura, Nino Caleca, al Turismo, Cleo Li Calzi, ai Beni Culturali, Antonio Purpura e alle Attività Produttive, Linda Vancheri. I quali hanno preferito “filosofeggiare” sul modo ideale in cui spendere i fondi senza entrare nel merito di un problema alquanto reale. “Certamente – sottolineano nel report Franco Garufi e Antonio La Spina – le politiche del governo nazionale hanno creato ulteriori conseguenze negative, come ha scritto Gianfranco Viesti con una valutazione pienamente condivisibili, ovvero che il governo semplicemente usa le risorse per gli investimenti nel Mezzogiorno come un bancomat”. Sarà così anche con i fondi della nuova programmazione?

Gli acquisti che consiglio
Amazon-Box creato da Giuseppe Frattura

Se questo articolo ti è piaciuto, CONDIVIDILO!

PinIt