L’artista Danh Vo tra Mexico City, Berlino e Pantelleria

danh vo

Articolo di GDS.IT

Al Guggenheim Danh Vo invade la rotonda

NEW YORK - Ha ottenuto fama internazionale quando nel 2010 si e’ messo a produrre con le tecniche di allora una replica a grandezza naturale della Statua della Liberta’. Danese di adozione ma vietnamita di nascita, da allora Danh Vo è diventato l’artista del momento. Non era sempre stato cosi’: da ragazzo Vo si vide respingere per due volte la richiesta di ammissione alla Royal Academy di Copenhagen: gli ando’ bene alla terza. Oggi la consacrazione al Guggenheim di New York, dove sta per aprire i battenti una retrospettiva “mid career”. In tutto sono cento pezzi degli ultimi 15 anni (alcuni da collezioni private italiane), altri creati ad hoc per la rassegna intitolata “Take my Breath Away”.

Il 44enne artista vincitore nel 2012 dello Hugo Boss Prize l’ha montata nella rotonda di Frank Lloyd Wright illuminata come mai prim’ora perche’ su richiesta di Vo e’stata tolta la consueta copertura dell’oculus. In mostra da domani al 9 maggio sono i primi lavori concettuali come “Vo Rosasco Rasmussen” del 2003 in cui Danh ha sposato e immediatamente divorziato da amici e conoscenti per aggiungere il loro cognome al suo, fino ai piu’ recenti ibridi di sculture classiche e medievali. Uno dei pezzi forti e’ proprio “We The People”, la Statua della Liberta’ smontata e replicata in 300 pezzi: finanziata dalla collezionista del Qatar Sheikha al-Mayassa bin Hamad bin Khalifa al-Thani che avrebbe voluto acquistarla in toto, e’ finita dispersa a piccoli gruppi in vari musei: simbolo della fragilita’ della superpotenza americana, accanto altri cimeli della disfatta degli Usa in Vietnam come le sedie acquistate da Vo all’asta e appartenute all’ex ministro della difesa dell’epoca Robert McNamara a cui furono donate da Jackie Kennedy dopo l’assassinio del marito. Il percorso espositivo rifiuta il criterio cronologico e punta i riflettori sul post-colonialismo, l’identita’, il fragile status di profugo.

Vo, che vive tra Mexico City e Berlino e sta restaurando una casa a Pantelleria, si e’ concentrato sulle influenze europee e americane nel Sud est asiatico e l’America latina, esaminando la relazione tra interventi militari e incursioni culturali di forze come il Cattolicesimo evangelico e il consumismo. I genitori sono cattolici e al padre Phung l’artista ha commissionato uno dei pezzi piu’ toccanti della rassegna: la trascrizione dell’ultima lettera al padre sul punto di essere decapitato di un giovane missionario francese, Jean-Théophane Vénard, la cui testa gli era stata mostrata in una chiesa nell’area di Hanoi mentre il resto del corpo martirizzato si trova presso la casa madre delle Missions Étrangères a Parigi. Phung, con la calligrafia occidentale appresa da bambino ma senza conoscere inglese o francese, ha trascritto la lettera d’addio oltre 1.200 volte negli ultimi nove anni e continuerà a farlo finche’ sara’ possibile: “Una sottile lama separerà la mia testa dal corpo come il fiore di primavera che il signore del Giardino raccoglie per il Suo piacere”. Venard e’ stato dichiarato santo nel 1988 da Giovanni Paolo Secondo.

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